Lo iai


Lo IAÏ, precisamente l'arte di sguainare la spada (in realtà una sciabola) nacque il giorno in cui un samurai scoprì che poteva estrarre la spada (KATANA) dal fodero (SAYA) e tagliare in un sol gesto. La nascita dello IAI è stata storicamente attribuita a Hayashizaki Jinsuke (1560-1616?) all'inizio del periodo EDO (1603-1868), durante il quale il Giappone visse in completa autarchia isolato dal resto del mondo. Comunque questo non vuol dire che l'arte di sguainare la spada non esistesse prima di lui ma, poiché questa applicazione particolare non dava un vantaggio strategico sul campo di battaglia, i guerrieri dell'epoca le riconoscevano soltanto un valore complementare. In effetti le posizioni di base (seiza o tate-hiza), dalle quali un praticante moderno sguaina in IAÏ-DO, sarebbero sembrate paradossali ad un guerriero rispetto ad altre più confortevoli che garantivano una maggiore efficacia in combattimento.

Con l'epoca EDO si instaurò un periodo di pace durante il quale il guerriero perse la sua principale attività, fare la guerra, senza però perdere il suo rango e continuando a far parte della classe dirigente. L'apporto principale di Hayashizaki fu dunque piuttosto di ordine mentale e spirituale poiché permetteva al samurai di raggiungere e coltivare un atteggiamento psichico che avrebbe potuto rivelarsi utile in ogni circostanza. Lo IAÏ permette al praticante di qualunque disciplina marziale di ampliare la propria conoscenza del BU-DO attraverso lo studio della spada sotto tutti i suoi aspetti, studio che si articola attorno a 4 poli principali e precisamente:

- TANDOKU-RENSHU
- SOTAI-RENSHU
- TAMESHIGIRI
- STUDIO DELLA SPADA GIAPPONESE    (NOMENCLATURA E FORGIA)

Tandoku Renshu (pratica individuale)

Questa fase dello studio corrisponde alla pratica dello IAI propriamente detto. Il praticante si allena solo, senza avversario, con una vera spada (o una spada non affilata chiamata iaito) eseguendo dei kata. Il kata è l'arrangiamento convenzionale e formale di una o più tecniche di spada che si sono rivelate efficaci sul campo di battaglia o che sono state scelte in base al loro valore educativo. Queste sequenze riproducono un combattimento immaginario contro uno o più avversari e servono da supporto mentale al praticante ogni volta che le esegue.

Ogni kata di iai si compone di 3 o 4 fasi che sono: 

  • NUKITSUKE che corrisponde allo sguainamento propriamente detto della lama dal fodero
  • KIRITSUKE che corrisponde al taglio o ai tagli successivi, a lama estratta.
  • CHIBURI che corrisponde all'azione simbolica di ripulire la lama dal sangue
  • NOTO che corrisponde al rinfoderamento

La scuola di riferimento è la Muso Shinden Ryu, per la sua ricchezza dell'insegnamento di questo stile tra tutte le scuole che esistono ancora attualmente in Giappone. La sua forma, il suo ampio curriculum e la sua fama fanno di questa scuola lo strumento di base ideale per intraprendere lo studio anche di altre scuole e di altri stili; in aggiunta al Muso Shinden-Ryu nel Dojo si studia altresì lo Ryushin Shochi Ryu iaijutsu grazie all'insegnamento diretto del maestro Yahagi Kunikazu - Ryushin Shochi-ryu Nidai Soke.

Il Muso Shinden Ryu è costituito da una serie di 43 kata divisi in 4 livelli di pratica:

  • SHODEN        (insegnamento di base) composto da una serie di 12 kata chiamati  “OMORI RYU”
  • CHUDEN        (insegnamento avanzato) composto da una serie di 10 kata chiamati “HASEGAWA EISHIN RYU”
  • OKUDEN        suwariwaza (insegnamento profondo in ginocchio) composto da una serie di 8 kata chiamati “OKU IAI suwariwaza”
  • OKUDEN        tachiwaza (insegnamento profondo in piedi) composto da una serie di 13 kata chiamati “OKU IAI tachiwaza”

Il Ryushin Shochi Ryu è costituito da una serie di 56 kata divisi su 5 livelli, da 3 livelli di pratica con l'utilizzo del bokken, dalla pratica con lame affilate, e dallo studio del Kodachi (spada corta)

Lo studio dello IAI permette al praticante di acquisire le nozioni di:

  • SHISEI                                il portamento
  • KI-KEN-TAI                          coordinazione tra intenzione, spada e corpo
  • KOKYU-RYOKU                     energia respiratoria
  • ZANSHIN                             letteralmente “il restare dello spirito”, la “concentrazione”

Sotai Renshu (pratica a due)

Limitare lo studio dello IAI al solo apprendimento dei kata priverebbe il praticante della comprensione, sia fisica che psichica, dei principi di base che costituiscono l'essenza della pratica marziale in generale e della spada in particolare, cioè:

  • MA-AI                                 spazio/tempo
  • KIRI-OTOSHI                       taglio diretto in entrata
  • KI-AI                                   coordinazione dell'energia
  • KOBOICHI                           attacco e difesa al contempo
  • WASE/HAZUSHI, HYOSHI    il ritmo

Sotai Renshu corrisponde all'attuazione delle tecniche e dei principi studiati in Tandoku - Renshu, il questa fase lo iaito è sostituito da un bokken (spada di legno) per evidenti ragioni di sicurezza. Per l'insegnamento di questa parte dello studio la presente Scuola fa altresì riferimento alla pratica del bokken delle altre scuole classiche tra le quali Jigen Ryu, Yagyu Ryu, Shinto Ryu, Takenouchi Ryu.

Tameshi Giri (la prova del taglio)

Lo studio dello iaido sarebbe privo di senso se non mirasse ad acquisire la capacità di tagliare realmente con una spada vera. Se storicamente lo scopo del Tameshigiri era soprattutto testare una lama, oggi permette al praticante di verificare la propria capacità tecnica e di concentrazione, oltre al controllo delle proprie emozioni. A questo scopo vengono utilizzati diversi bersagli come : canne di bambù, stuoie di paglia, sottili corde sospese, e qualunque altra cosa non rischi di danneggiare la spada o l'ambiente.


Nomenclatura e forgia della spada giapponese

Come ogni buon artigiano il praticante di iaido deve conoscere il suo attrezzo e sapere come viene fabbricato. Si impegnerà dunque dapprima a memorizzare in lingua giapponese i nomi delle diverse parti della spada e, in seguito, si dedicherà a migliorare la sua conoscenza sul processo di fabbricazione ed a riconoscere le differenti tecniche utilizzate dai fabbri giapponesi nel corso della storia. Questo studio specifico si chiama Nippon - To.

Conclusione

Lo IAI non sarà mai una pratica popolare e commerciale, qualunque siano le operazioni promozionali mirate a farlo conoscere al grande pubblico. Non essendoci infatti più la necessità di dover esercitare il nostro corpo e la nostra tecnica allo scopo di essere in grado affrontare con una buona preparazione ed addestramento, e quindi con maggiori possibilità di sopravivenza, un nemico sul campo di battaglia, a cosa possono quindi servirci nel XXI secolo studi ed applicazioni così spossanti e psicologicamente demoralizzanti? Quale sarebbe l’obiettivo che dovrebbe spronarci a continuare giorno dopo giorno tale esaustiva ricerca? La risposta forse è proprio: noi stessi. L'approccio austero, quasi ascetico, dello iaido, il suo carattere introspettivo a tratti «autistico», la sua soggettiva virtualità - combattere il nulla nel vuoto, il suo pragmatismo astratto possono raggelare i più accalorati praticanti di arti marziali. Malgrado ciò, per più di una ragione, in particolare a livello del Tandoku - Renshu, la pratica  può essere vista come una forma di “meditazione dinamica” che può aiutare il praticante di Budo, e non, a riconsiderare il senso e lo scopo del suo percorso sulla Via fino a considerare l’Arte della spada come la vita stessa: dove una pratica costante giorno dopo giorno tende all’impossibile e vana ricerca della perfezione come strumento per il proprio sviluppo e completamento di essere umano.

 

 

             Ryushin Shochi Ryu

            Calligrafia di Pascal Krieger