Gradi

Prima di intraprendere lo studio del sistema di gradi che attualmente viene utilizzato nella disciplina dell'Aikido sarebbe utile iniziare con un breve riassunto storico sulla nozione dei “gradi” nelle pratiche marziali giapponesi. All'epoca in cui le varie discipline avevano necessariamente una ragion d'essere pratica (ossia l'applicazione in autentiche situazioni di combattimento) è evidente che il praticante adempiva il suo dovere di guerriero vincendo, o sacrificando la propria vita per  vincere, oppure perdendo. Non c'erano molte scelte per quanto riguardava la sua capacità di combattente; la nozione di un sistema di gradi basato sulla valutazione di capacità combattive sarebbe stata, per così dire, un nonsenso. Ogni Scuola in compenso aveva bisogno di un sistema per riconoscere le capacità del praticante di insegnare, di trasmettere le strutture tecniche, filosofiche, etiche ed altre, della Scuola stessa; fu così che venne instaurato il sistema Menkyo Kaiden (“licenza di insegnamento”). Questo sistema non era assolutamente fondato sull'efficacia personale del praticante, esso costituiva piuttosto un certificato garantendo che egli aveva completato un determinato studio nell'ambito di una Scuola e che poteva ritrasmettere (secondo i relativi regolamenti interni) quella parte di curriculum di cui aveva padronanza e che era autorizzato ad insegnare. Recentemente si è creata una certa confusione dovuta al fatto che un praticante, detentore di un diploma di insegnante di grado elevato, doveva per forza essere molto efficace anche dal punto di vista del combattimento.

Questa distinzione è fondamentale se si vuole capire il problema dei gradi storici od attuali.

Nel sistema Menkyo c'erano in genere da tre a cinque certificati, e quindi altrettanti livelli di insegnanti; il primo certificato si chiamava Oku Iri (“ingresso nei segreti”) ed aveva come scopo quello di quello di sancire il fatto che l'allievo aveva completato lo studio delle basi e che poteva essere quindi considerato un membro della Scuola. Ciò richiedeva una decina d'anni di apprendistato (con più di tre ore la settimana), durante il quale familiarizzarsi con il curriculum di base. Se si dovesse tracciare un parallelismo con i gradi Dan si potrebbe dire che l'Oku Iri corrisponde al livello di conoscenze di un IV o V Dan, mentre nel sistema classico era la primissima qualifica che veniva assegnata. In linea di principio questo certificato dava una scarsissima qualificazione ad insegnare, e ciò solo in presenza di un istruttore più qualificato e dietro sua richiesta. Si tratta dell''”Allenatore”. Venivano quindi poi due certificati che qualificavano gli istruttori: lo Sho Mokuroku ed il Go Mokuroku (Sho Mokuroku: “catalogo iniziale” si riferisce alla serie di tecniche che si era abilitati ad insegnare; Go Mokuroku: “catalogo avanzato” rappresenta un ulteriore arricchimento del curriculum tecnico). Questi due livelli corrispondevano rispettivamente ad “Assistente Istruttore” ed “Istruttore”, e a gradi situati fra il V ed il VII Dan. Dovevano avere una perfetta famigliarità con il curriculum tecnico della Scuola ed avevano un ruolo importante nella formazione dei giovani allievi e nella vita della Scuola. Il certificato di Menkyo (o Menkyo Kaiden) significa la maestria, e colui che lo detiene è pienamente qualificato per tutti gli aspetti dell'insegnamento della Scuola. Si può dire che simbolicamente corrisponde allo VIII Dan attuale. Non si aggiungerà altro riguardo le qualifiche del Menkyo tranne che poteva a questo punto, e se la Scuola lo riteneva necessario, aprire un proprio Dojo o Scuola. La maestria infatti implicava una certa libertà di agire. Il sistema Kyu – Dan (“Kyu”: classe, “Dan”: grado) è un'invenzione relativamente recente nelle discipline dette Shin Budo (“nuove vie marziali”: discipline nate durante o dopo la restaurazione Meiji del 1868, generalmente a scopo pedagogico e sportivo – Judo, Kendo, ecc. Gli si opposero i Ko Budo: “antiche vie marziali” di origine feudale), risale al periodo tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. E' diventato popolare sopratutto grazie al Judo ed al Kendo. Questo sistema di gradi è ispirato ad una filosofia neoconfuciana che si chiama Chu Hsi (filosofo cinese della dinastia Sung XII sec.). Il concetto centrale del confucianesimo si basa Chu Hsi si basa sulla dualità Yukei – Mukei, letteralmente: “ciò che ha forma e ciò che non ha forma”. Si dice ad esempio Mudansha – Yudansha, cioè “i praticanti con un grado Dan ed i praticanti che non hanno un grado Dan”. D'altra parte ovunque nelle discipline moderne ritroviamo questa dualità nei concetti che il praticante deve esprimere attraverso la sua pratica, sia sul piano mentale che su quello fisico. Questo connubio di “azione ed inazione” si chiama Sei To Do. Altri aspetti di questo confronto le ritroviamo in  concetti come Yuken no Muken: “il confronto ed in non confronto”, Tai to Yo: “l'essenza e la funzione”, Ki to Ri: “l'energia e la ragione”, ecc.

Un testo tratto dagli scritti del Maestro Donn D. Draeger – uno dei più qualificati ricercatori storici sul Budo giapponese dei nostri tempi – riassume in modo esplicito una situazione che possiamo constatare come estremamente diffusa oggigiorno:

Una differenza che si può notare tra il sistema Menkyo ed il sistema Kyu – Dan riguarda l'integrità relativa dei gradi. Nel sistema Menkyo i gradi danno molta importanza alla conservazione della tradizione, e le Scuole (Ryu) fanno grossi sforzi per preservare il valore più serio possibile al livello dei certificati d'insegnante conferiti ai praticanti. Ciò è rinforzato dallo scoraggiare la corsa ai gradi. I gradi Kyu – Dan spesso mancano di integrità poiché sono spesso conferiti per motivi diversi dalla reale capacità tecnica del praticante. Così diventano fonte di discordia e di lotte intestine nell'ambito di una disciplina, da parte di persone ambiziose che cercano titoli e prestigio. Le discipline moderne troppo spesso danno un'importanza eccessiva ai gradi. Il risultato è che il fine dell'allenamento diventa l'acquisizione di gradi, con qualsiasi mezzo. Spesso è l'individuo che sceglie di presentarsi e di fare domanda per il grado che vorrebbe ottenere. Data la tolleranza delle giurie riguardo la valutazione delle tecniche necessarie per accedere al grado richiesto”.

Che ciò costituisca o meno lo “Spirito Originario” di coloro che hanno creato il sistema Kyu – Dan siamo comunque obbligati a considerare che oggi ne fa parte. In ogni caso si può considerare che i praticanti che fanno la corsa ai gradi ignorano gli obiettivi profondi del Budo, poiché quando si è coscienti di tali mete l'acquisizione dei gradi diventa secondaria. Quando le discipline furono aperte al pubblico si rese necessaria l'instaurazione di un sistema per riconoscere la capacità tecnica (non necessariamente in quanto insegnante) di ogni allievo, e ad ogni livello. L'assenza totale di reali situazioni di combattimento, ove si trattasse di vita o di morte, permette la valutazione dell'individuo nel contesto della massa, cosa che in passato non aveva senso ma che oggi si confonde con la capacità di insegnare. Ciò è reso più vero dal fatto che i Fondatori delle moderne discipline ne hanno incoraggiato una larga diffusione in tutto il mondo. Anche l'esistenza di competizioni contribuisce nel confermare l'utilità del sistema Kyu – Dan nella diffusione di tali discipline che l'hanno tutte adottato per riconoscere i propri praticanti. Per capire meglio la ragione d'essere del sistema Kyu – Dan sarebbe interessante soffermarsi sui rigidissimi concetti di gerarchia nella società giapponese; ci basti ricordare che questo popolo è molto attaccato, da un punto di vista culturale, al “titolo”, alla “ricompensa”, alla “riconoscenza” ed al “regalo” per poter situare l'individuo nella società, e le Discipline sono sentite e strutturate secondo il modello della società giapponese.

I gradi nell'Aikido, come in altre discipline, sono stati instaurati dal Fondatore Morihei Ueshiba. O'Sensei, come sappiamo, si è evoluto spiritualmente durante la sua vita e parallelamente i suoi punti di vista si sono modificati; è ugualmente chiaro che, in nessun periodo della sua vita, i problemi di carattere materiale od organizzativi lo abbiano particolarmente preoccupato, Il fatto di dare gradi si svolgeva in genere sull'ispirazione del momento, e dipendeva dalla sua sola autorità. O'Sensei non ricevette mai personalmente il Menkyo Kaiden del Daito Ryu e quindi per essere precisi non aveva, in questo periodo della sua vita, l'abilitazione ad attribuire i gradi di questa Scuola (tale questione non è del tutto chiara poiché alcuni elementi  indicano che, malgrado il fatto che non possedesse un Menkyo, avesse comunque il diritto di attribuire gradi; ciò è tipico di situazioni che si trovano negli annali storici del Budo giapponese – allo stato attuale delle conoscenze in merito è certo che O'Sensei abbia ricevuto da Takeda Sokaku Sensei, Soke (caposcuola) del Daito Ryu, il certificato di Goshin'yo no Te, il più alto grado conferito in quell'epoca, precedente il Menkyo Kaiden). Sappiamo che ha conferito il Mokuroku di Aikido ad alcuni dei suoi primi discepoli e ad altri una copia del suo libro “Budo Renshu”, facente funzione di autorizzazione e certificato di istruttore. Nel 1931 O'Sensei aprì il Kobukan Dojo; da allora ci furono istruttori che iniziavano ad insegnare fuori dal Dojo i quali necessitavano di gradi ufficiali, fu a quell'epoca che iniziarono ad essere conferiti gradi Dan. Il sistema Kyu – Dan fu però formalizzato solo dopo la fondazione dell'Aikikai nel 1948. E' chiaro che il Maestro Ueshiba considerava che il VIII Dan corrispondesse all'antico Menkyo, e quindi l'ha conferito ai suoi migliori discepoli, sia nel periodo precedente la guerra che dopo di essa. Furono anche distribuiti alcuni IX Dan a persone ben volute o a chi l'aveva richiesto. C'è però una cosa che dobbiamo sempre tenere a mente: proprio per il suo spirito di non attaccamento alle considerazioni materiali la questione del conferimento dei gradi ai suoi grandi discepoli – cioè lo stabilire chi ha veramente ricevuto cosa, quando e perché – non sarà mai perfettamente chiara, ma nello stesso tempo con il suo esempio egli ci lascia un meraviglioso insegnamento sul quale deve essere la nostra attitudine riguardo i gradi: il sistema esiste, è adottato dall'Aikido in tutto il mondo, ma la nostra attitudine deve essere quella di un essere umano spiritualmente libero e guidato da uno spirito di non attaccamento. Questo per quanto riguardava la parte filologica .... “Lo spumante è già in freddo!”. Questa espressione che si può sentire spesso significa che un esame è stato preparato talmente bene, con un periodo ed un'intensità di allenamento così adeguati, che il valore dell'esaminando è già all'altezza del grado per il quale si presenta, che l'esame non è altro che una formalità e che, quindi, lo spumante è già in fresco per festeggiare l'avvenimento.

Penso che sia questo lo stato d'animo con il quale ci si deve presentare ad un esame; tale stato d'animo implica però un lavoro preliminare di durata, impegno ed intensità particolari. L'esame più che una formalità è un'esperienza, una prova, a volte lunga, difficile e faticosa; la tensione psicologica di un esame offre al praticante l'opportunità di lavorare in un'atmosfera diversa da quella conosciuta durante l'allenamento. Come indica il nome stesso, un' esame è un momento in cui si esamina un praticante, la sua attitudine, le sue conoscenze e le sue possibilità, per decidere infine se il suo livello globale è a norma dei criteri stabiliti dall'organizzazione responsabile.

Ciò che usualmente viene chiesto all'esaminando è, tutto sommato, abbastanza semplice:

1)  un'esecuzione precisa e senza esitazioni delle tecniche richieste, nell'ordine dato e senza   omissioni;

2)  un'attitudine in accordo con i vari principi inerenti allo studio della sua disciplina.

Ogni mancanza di rispetto a questi punti dovrebbe bastare a giustificare la richiesta di un ulteriore periodo di preparazione al praticante. Ad alcuni praticanti questi criteri sembrano ancora troppo severi...è dunque il momento per porsi la domanda “fin dove bisogna arrivare?”. In un passato remoto in Giappone questo genere di test si risolveva spesso con la morte di uno dei due protagonisti; più tardi furono adottate delle protezioni, ma i test si risolvevano ancora con dei feriti gravi. Ancora dopo si decise di mettere alla prova solo delle forme prestabilite (Kata), che venivano indicate al candidato qualche istante prima della prova. Oggi siamo giunti a preparare con un congruo anticipo un curriculum definito e senza sorprese, composto da tecniche prestabilite e che fanno parte del curriculum di allenamento, quindi delle tecniche già a lungo praticate. E' facile scherzare sulla prossima concessione: il praticante potrebbe avere a disposizione tre prove e ne verrebbe scelta la migliore...a meno che non si decida di attribuire i gradi in relazione meramente alla quantità di allenamenti, senza altra forma di valutazione...Ed il giorno in cui i Dojo straboccheranno di X Dan, bisognerà forse inventare i Dan colorati...?

Se si vuole che un grado ispiri un minimo di rispetto da parte dell'interessato e da parte altrui esso deve conservare un certo valore. Le responsabilità del candidato si limitano a fare l'impossibile per presentare il miglior lavoro di cui è capace, preparandosi seriamente al suo esame ed intensificando l'allenamento. Durante la sessione il praticante dovrà prestare attenzione ad ogni dettaglio, controllerà il suo abbigliamento, si assicurerà di avere con sé tutte le armi di cui avrà bisogno ed avrà gran cura di trovare in ogni momento il proprio posto: presso il Joseki se è Uke o Uchidachi, ovvero preso lo Shimoseki se è Tori (o Nage) o Shidachi. La sua attitudine, che venga promosso o meno, dovrà restare discreta ed umile; nel caso di un insuccesso attenderà con calma le spiegazioni del suo insegnante o degli esaminatori, e cercherà gli errori in se stesso prima che cercarle negli altri (esaminatore, compagno di esame, ecc). Uno scacco può avere conseguenze più favorevoli che una promozione immeritata, in quanto dà al praticante l'occasione di fare un importante lavoro su di sé.